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Cenni Storici

Il centro abitato è situato alle falde del Monte Fontanelli, compreso tra i Monti Contura e Sellata a 600 metri slm, presso le pittoresche erosioni della “Timpa della Madonna”, di notevole importanza è la fonte di acqua diuretica, denominata “Grillo”. Peculiare è il suo ambiente naturale, arricchito da fitti boschi di faggi e castagni, dove tra piccole sorgenti, sentieri, dirupi, lo spazio si apre dando piacevoli e affascinanti prospettive, regalando all’occhio panorami unici, in particolare nella località Contura. Questa parte di territorio, come alcune zone limitrofe, è stata definita dai geologi “Terra emersa”, ne danno testimonianza i ritrovamenti fossili di conchiglie e molluschi, pervenuti in seguito a dettagliate indagini e catalogazioni. Il materiale paleontologico raccolto a Giffone, e nelle zone della Limena, Galatro, Maropati, Anoia e Cinquefrondi, sembra appartenere all’ultimo periodo dell’era Cenozoica o Terziaria; spesso questi fossili emergono in seguito ad alluvioni o scavi eseguiti per lavori di sbancamento (Catalano). Il centro abitato di Giffone gode di diversi punti panoramici, si trova tra il Torrente Romolaro e quello di Vallone Crociera, il centro storico mantiene ancora il suo impianto originario, costituito da vicoli a scala, pavimenti in pietra, lungo i quali sono ubicate le case a schiera. Singolare è la posizione della Chiesa intitolata a Maria SS. del Soccorso, che si trova all’estremità della storica scalinata in pietra realizzata dalle manovalanze locali, questa lunga gradinata diviene la direttrice dalla quale si dipartono le viuzze del centro storico, protagonista di tante manifestazioni e riti religiosi. La sua bellezza si ammira guardandola dalla parte più bassa, in cui assume un effetto fortemente scenografico, la prospettiva cambia a mano a mano che si percorre, lungo la quale si dipartono le stradine e si odono i vocii della gente che vi abita. Oggi l’economia del paese grava sull’agricoltura e sulla pastorizia; il territorio è ricco di distese di ulivi e vigneti (soprattutto di uva fragola). Secondo alcune fonti storiche, Giffone, denominato ”Casale”, iniziò a popolarsi da pastori provenienti dai paesi di Limpidi, Mammola, Maropati e Grotteria, che collocarono le loro capanne in prossimità del monte Fontanelle, dove esiste l’attuale Chiesa parrocchiale e, furono proprio loro che costruirono una prima canalizzazione d’acqua se pur rudimentale, dando origine all’attuale ”fontana dei sette canali”. All’origine Giffone apparteneva insieme a S. Giorgio Morgeto, Maropati, Polistena e Cinquefrondi al feudo della famiglia Caracciolo, passando nel 1450, a quella di Correale Conte di Terranova. Nel 1548 il Conte vende le terre di Cinquefrondi e i suoi casali al Marchese Vincislao Giffone, che dopo la sua morte passarono a Fabrizio Giffone (1583), ed in seguito al figlio Giacomo. Giacomo Giffone si sposa con Francesca d’Araragona d’Ajerbo (1600), diviene il primo Marchese di Cinquefrondi, titolo ottenuto nel 1611, rimasto vedovo, rinunciò al titolo e ai suoi possedimenti in favore del figlio Francesco e da quel momento decise anche di prendere i voti sacerdotali. Francesco Giffone incominciò a governare a soli 20 anni, fondò l’attuale Chiesa parrocchiale intitolandola a Maria SS. del Soccorso, con atto della Curia il 1 Gennaio 1679. Il primo parroco si chiamava Don Domenico Nesci di Anoia, fino al 1707. Fu dunque lo stesso Francesco a dare il nome al suo casato di Giffone. Il Marchese donò alla Chiesa una statua lignea raffigurante la Madonna del Soccorso realizzata dalle maestranze di Serra S. Bruno, si ricorda che in prossimità della chiesa il marchese fece costruire una palazzina. Nei periodi invernali venivano a caccia i Duchi di Cavizzano, vista l’abbondanza di tordi e beccacce. La palazzina che fece costruire era molto accogliente, dotata di numerose stanze che utilizzava per accogliere le famiglie nobili di amici provenienti da Polistena e S. Giorgio Morgeto, questa palazzina esiste ancora ma ha subito diverse modifiche a causa dei danneggiamenti dovuti nel corso degli anni dai sismi tellurici, attualmente è di proprietà della famiglia Alvaro.

Intorno al 1717, il feudo passa dalla famiglia Giffone a don Traiano Pescara, Duca di Calvinazzo. Con il terremoto del 1783, gran parte delle abitazioni giffonesi furono rase al suolo e il Duca mise a disposizione 10 ducati per la costruzione di alcune “baracche”; un certo Sebastiano Alvaro, disturbato da questa condizione, invita gli abitanti della zona ad impiantare un nuovo nucleo nella vicina Cubasina. Il Duca, ottenuto un decreto da parte del Re, obbligava la ricostruzione del paese proprio lì dove esisteva prima della sua rovina. Giffone divenne Comune nel 1809 e il suo primo sindaco fu Ambrogio Mercuri. Giffone non fu estraneo alla fiammata eroica del Risorgimento: ebbe la vendita carbonara, di cui fu attivo propugnatore il sacerdote Andrea Alvaro e, nel 1860 al passaggio di Garibaldi nei pressi di Rosarno si unirono a loro molti volontari giffonesi. Giffone ebbe persone illustri come Filippo Antonio Alvaro nato a Giffone nel 1859. L’Alvaro frequentò l’Università degli Studi di Napoli dove conseguì prima la laurea in lettere classiche e successivamente quella in filosofia. Insegnò ancora studente, nel Ginnasio Vescovile di Bova e nel Liceo “Tommaso d’Aquino” di Napoli. Successivamente passò in altre città e, verso la fine del secolo insegnò italiano, latino, greco, storia antica ,filosofia geografia moderna nel Liceo Gargallo di Siracusa, dove col tempo fu eletto preside. Successivamente si trasferì a Lecce dove ebbe l’incarico di Provveditore agli Studi che comprendeva anche la città di Brindisi. Tradusse molte opere dal latino pubblicate dall’editore Ezio Cantagalli a Siena, nella collezione “I Classici Cristiani”. Di queste opere ricordiamo: S. Bonaventura da Bagnoregio, Itinerario della mente in Dio, Governo dell’Anima di S. Paolino da Nola e alcune opere di Sant’Agostino. Nell’opera: “il mio programma per l’insegnamento della filosofia nei licei”, pubblicato a Siracusa nel 1896, è compendiato il suo pensiero filosofico. Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Lecce dove morì il 10 marzo 1934, i suoi resti riposano nella cappella di famiglia. Il Ministero della Pubblica Istruzione, per proposta formulata dal Consiglio d’Istituto della Scuola Media Statale di Giffone, ha emesso il Decreto col quale la stessa è intitolata (meritatamente) col nome di Filippo Antonio Alvaro. Un altro personaggio illustre è stato Carmelo Battaglia insegnante nella scuola elementare del Comune di Giffone dove continuò il suo magistero educativo sino alla fine della sua esistenza terrena. Carmelo Battaglia coprì per circa un ventennio la carica di Podestà del Comune, dedicandosi alla Scuola, alla Famiglia e alla Società dove diede il meglio delle sue energie spirituali con purezza di cuore e nobiltà. Proprio per la sua azione continua d’educatore, il paese può ora contare un notevole numero d’apprezzati professionisti che lo onorano. Da ricordare che negli anni sessanta a Giffone era nata una fondazione di una rivista culturale dal titolo Alziamo le vele, la rivista era diretta dalla Dottoressa Rita Lenza, allora in servizio nelle scuole di Giffone come educatrice. La rivista è stata pubblicata per cinque anni. L’ultimo numero è stato dedicato interamente alla memoria di Don Domenico Bellissimo, suo fondatore e Parroco di Giffone. Giffone vanta una tradizione di tipo bandistico da oltre cento anni, infatti, è stato il maestro Antonino Zagarella a fondare nel 1894, il Complesso Bandistico “Citta di Giffone”. Gli elementi iniziali furono venticinque. Il maestro Zagarella, oriundo di Maropati ma residente in Giffone, dopo aver sposato la giffonese Mariantonia Alvaro, diresse la banda fino al 1928. Il maestro studiò presso il Conservatorio di Napoli diplomandosi come direttore di banda. Negli anni si succedettero diversi maestri anche di fama, la banda di Giffone partecipò a molte gare, da ricordare una in particolare a Reggio Calabria dove parteciparono molte bande bene affermate, alcune delle quali provenivano dalla Puglia. In quella occasione la banda si esibì su un palco in Piazza Italia, suscitando l’ammirazione dei reggini che l’applaudirono a calde mani per tutta la serata. Alla fine degli anni cinquanta la banda ebbe una breve interruzione per poi ricomporsi come banda da giro nei primi anni sessanta; il complesso bandistico viene guidato dal maestro Ferdinando Pezzano insegnante elementare ma appassionato di musica. Dal 1972 al 1984 dal maestro Amedeo Sibio autodidatta, ottimo suonatore di piccolo in mib (quartino) come banda da giro. Dal 1984 subentra come direttore e concertatore del complesso bandistico il maestro Antonino Giacobbe. Nel 1995 il Complesso bandistico con atto Costitutivo n°1533 cambia denominazione e diventa “Associazione Musicale Zagarella”. Nel rogito sono trascritti i nomi dei soci fondatori, che nominano quale primo presidente il maestro Antonino Giacobbe. Diplomato presso il Conservatorio di musica “Francesco Cilea “ di Reggio Calabria in tromba e trombone per poi specializzarsi in strumentazione per banda. Oggi il complesso bandistico vanta numerose esibizioni in tutta la Calabria, ha partecipato a diversi raduni bandistici, l’organico è composto da circa trenta elementi alcuni componenti della banda sono diplomati al Conservatorio di Reggio Calabria, da ricordare che la presenza delle ragazze risale al lontano 1972, infatti la banda di Giffone è stata la prima ad avere una presenza femminile. Di certo si sa che è stato tra i primi apostoli di Gesù. Una notizia vera sulla sua nascita non c’è, però una cosa si sa, nato a Cana una delle cittadine dove Gesù ha fatto il suo primo miracolo: quello di trasformare l’acqua in vino a un banchetto nuziale insieme alla Vergine Maria. Su San Bartolomeo molti sono stati gli studiosi e scrittori che hanno cercato di trovare informazioni, alcuni dicono che proveniva da una famiglia nobile altri che era un mercante o agricoltore. Una cosa è certa il Santo e stato scelto per essere uno dei dodici apostoli che, quali creature elette, ebbero il privilegio di vivere accanto al Divin Maestro per parecchio tempo e, quindi, essere stato testimone di mille prodigi e, dopo Pentecoste, quasi instancabile missionario, aver predicato in terre sconosciute e tra pericolose masse di fedeli, quella dottrina che è alla base della Chiesa e che è stata al centro di tutte le predicazioni del Divin Maestro nel corso dei suoi ultimi anni. Che Natanaele e Bartolomeo siano la stessa e identica persona lo testimoniano gli accurati studi dei Padri Bollandisti e gli scritti di Cornelio Alapide. L’Apostolo Bartolomeo seppe diffondere la parola di Cristo, proprio per questo Bartolomeo meritò l’appellativo di “primo Apostolo delle Indie”.

 

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